PEPPE BARRA e PATRIZIO TRAMPETTI - Cosenza

   

Venerdi 21 Febbraio 2020 Ore 20.30
Teatro A.Rendano - Cosenza

 

PEPPE BARRA e PATRIZIO TRAMPETTI

in I Fantasmi del Monsignore

 

SETTORE 1   € 29.50

SETTORE 2   € 29.50

SETTORE 3   € 25.50

SETTORE 4   € 21.50

SETTORE 5   € 16.00

SETTORE 6   € 11.00


 IN VENDITA DA LUNEDI' 4 NOVEMBRE - AL TERMINE DELLA CAMPAGNA ABBONAMENTI 

 

 
 

in I CAVALLI  DI MONSIGNOR PERRELLI

(scherzo in musica in due tempi) di PEPPE BARRA e LAMBERTO LAMBERTINI

con PATRIZIO TRAMPETTI           LUIGI BIGNONE             ENRICO VICINANZA 

scene CARLO DEMARINO costumi ANNALISA GIACCI musiche GIORGIO MELLONE

regiaLAMBERTO LAMBERTINI 

 

NOTE DI SCENA

La decisione di riproporre questo spettacolo nasce dal desiderio di PeppeBarra e Lamberto Lambertini, dopo troppi anni di separazione, di lavorarenuovamente insieme. La scelta cade sull’antico Monsignore, perchéquesto giocoso, surreale, originale atto unico è un’incredibile materiaprima, ancora aperta per una rinnovata messa in scena. Uno scherzo inmusica in due tempi, nei canoni e nello stile comico ed elegante della commediaall’antica italiana. Uno spettacolo dal meccanismo antico e comicissimo.Una “prova d’attore”, come si diceva un tempo, ma anche unaprova d’amore verso l’arte del teatro, luogo rituale, dove l’Attore, immersonel suo mondo, come un pesce nel suo acquario, possa trasformarei suoi incubi in un sogno condiviso. L’epoca è quella di Ferdinando IV diBorbone. Si dice che lo stesso re Ferdinando, e la regina Carolina, attendevanocon ansia le visite del caro Monsignore, per cominciare la giornatacon qualche sana risata. Fu così che nacque la leggenda di MonsignorPerrelli, qui interpretato da Patrizio Trampetti. Un uomo di chiesa,ma anche un eccentrico uomo di scienza, che spiattellava invenzioni stupefacenti,impossibili, al limite della cretineria, che sono diventate ilcorpo leggendario della vita di quell’involontario portatore sano di pura,infantile follia, che racchiudeva, nel bene e nel male, le caratteristichedell’aristocratico campagnolo al tempo del Borbone. In questo spettacoloviene messo in rapporto, e contrasto, con Meneca, la sua fedele perpetua,vittima rassegnata delle sue stramberie, interpretata da Peppe Barra,travestito da donna per la prima volta dopo i tempi della Gatta Cenerentola,la quale, stremata dalle continue imbecillità, o vizi, come quello delcibo, del suo padrone, si sfoga, a tu per tu con il pubblico in sala, con irresistibilimonologhi. Ma, come accade in ogni coppia che si rispetti, continueràad accudirlo con le sue amorose attenzioni, tenendolo al laccio conla sua arte culinaria di schietta tradizione campana. Monsignore ha latesta tra le nuvole, Meneca ha i piedi per terra, due esseri distanti e vicinissimi.I costumi e le scene, di Carlo Demarino, con il Vesuvio che incombe,fumante ed eruttante, dal balcone della villa, i costumi, ricchi egiocosi di Annalisa Giacci, e la musica originale di Giorgio Mellone, rimandanoscherzosamente a quegli anni del primo ottocento, quando la vita,come molti amano credere, scorreva leggiadra e serena, nel profumo appagantedel mare e degli agrumi, nella gioia del cibo, nella dolcezza dellecanzoni. Questo ambiente aiuta ad illuminare i giorni d’oggi con la forzaliberatoria della risata che deriva dal nonsenso. Oltre ai due protagonisti,Peppe e Patrizio, complici fin dagli anni settanta di spettacoli colti e popolari,vi saranno altri due attori/cantanti, Luigi Bignone e Enrico Vicinanza,che dopo essere apparsi, nella prima scena, nei panni del Padre edella Madre di Monsignore, nel giorno della sua nascita, si rivestirannod’altri costumi, soprattutto di cantanti di varie epoche napoletane e didiversi linguaggi musicali, con intermezzi canori originali e rari che affondanonel profondo labirinto della nostra memoria popolare e nobile.Uno spettacolo per grandi e per piccini, come si dice, con una sottile venamalinconica, dove la nostalgia non riguarda il passato, ma il futuro. Unrequiem, scandito dai deliri di Monsignore, sempre con la testa per aria,ma con i piedi tenuti per terra dalla fedele, innamorata, Meneca.

LA PRIMA EDIZIONE (1991) Il nostro spettacolo nacque nel 1991. Fu l’unico spettacolo senza ConcettaBarra, per una sua piccola indisposizione, in tutti i dodici anni dicreazioni della Compagnia di Peppe Barra e Lamberto Lambertini, leisempre indomita protagonista). Gli interpreti erano Peppe Barra e PatrizioTrampetti. E così nacque, per il Festival di Benevento, questo duelloteatrale tra due attori molto amici, che avevano consuetudine a tenere ea inventare insieme la scena, offrendo arte, risate e un po’ di malinconia.Quella divertita scrittura fu anche, e oggi ancora di più, un buffo autoritrattodei due autori, Peppe e Lamberto, ispirazioni primarie per Menecae il Monsignore.

APPUNTI DI CRITICA (E. FIORE, F. QUADRI, R. SALA, G. SERAFINI, G. GERON...) Peppe Barra, in elegantissima veste da camerino, reggendo tra le mani lospecchiolo del trucco, canta, sommesso, ad apertura di sipario, sul filod’una musica sognante; e in quella sequenza struggente sospesa tra ilpubblico e il privato, senza dubbio uno dei segni più intensi, commossi ecommoventi del teatro degli ultimi anni, si riassumono tutti i temi e leconnotazioni formali di questo spettacolo...In un dialogo di squisita napoletanità, Barra e Trampetti sono testimonianzadi un genere anacronistico, la prova d’attore, cui negli ultimi annitroppi incapaci sono tornati con esiti disastrosi. Barra e il suo gruppostanno dalla parte di coloro che hanno carpito i segreti della scena e tengonoa mantenerne vivo il fuoco...E’ facile allora intuire che cosa sia capace di fare, all’interno di una dimensionedel genere, nei panni di Meneca, il bravissimo Peppe Barra, ilqual , oltre alle note e straordinarie doti tecniche ed espressive, qui mettein campo un’ironia crudele, da bambola piena di fiele, impedendo alla memoriadi trasformarsi in sterile nostalgia...E proprio non si potrebbe immaginare un modo più intelligente e felice diquesto escogitato da Lamberto Lambertini per rendere il nonsense delleaffermazioni attribuite a Perrelli. Il tendere della prosa verso il canto significaanche agganciarsi alla dimensione di un puro gioco teatrale che,neutralizzando qualsiasi tentazione d’indagine storica, diventa memoriaaffettuosa, e percorsa da una lieve e a tratti malinconica poesia diun’epoca e di una cultura e di una tradizione scomparsa...Peppe Barra sembra uscire continuamente dal suo personaggio, per osservarlodall’esterno, eppure lo ha cucito addosso come una secondapelle. Ed egli è così con- vincente, che quando udiamo una signora, nellafila davanti alla nostra, chiedere al marito se Barra, in una scena esilarante,rida davvero, ci rendiamo conto che il massimo dell’artificio delteatro si è compiuto...Se Peppe Barra è a dir poco strepitoso negli abiti muliebri della vocianteMeneca, la rivelazione dello spettacolo risulta per altro Trampetti, bravosamenteinvecchiatosi nel ritratto di un campione dell’assurdo ante litteram.Patrizio Trampetti ci propina in abito talare nonsensi fondatisull’interpretazione più letterariamente lapalissiana delle cose. Nonsmette il candido prelato di sperimentare invenzioni disarmanti, né diseminare catastrofi: moriranno infatti i suoi due cavalli nutriti d’acqua,e morirà lui stesso quando, credendosi incinto a causa di una pancia prominente,per abortire si butterà dalle scale.APPUNTI DI STORIAOgni paese ha creato un suo proprio tipo a personificare la stupidtià: Milanoha Giordano, Roma ha Cassandro, Firenze ha Stenterello, Napoli haMonsignor Perrelli. Cosi scrisse Alexandre Dumas. Alcuni Napoletani ancoradicono: Mi hai preso per i cavalli di Monsignore? I cavalli che morironodi fame, quando stava loro insegnando a campare di solo acqua. Lascoperta che il mare è salato, perché è pieno di alici salate. E chi più nesa più ne metta. Il popolo ha attribuito al Monsignore mille stramberie,perché ormai appartiene al mondo popolare, per questo fu subito catturatodal teatro napoletano e dal cinema che ne derivò. Tuttavia MonsignorPerrelli è realmente esistito. Pensate che Ferdinando IV, re Nasone,ogni mattina chiedeva: Su raccontate, cosa è uscito ieri dalla bocca delnostro Monsignore? Era per cominciare bene, in allegria la sua giornata.Così è potuto accadere che ogni scempiaggine che arrivava a corte, venivaattribuita a Monsignor Perrelli, anche dopo la sua morte. Croce fu ilprimo a studiarlo, a scovarlo. Molti altri ne scrissero, ma nessuno con lepagine bugiarde e appassionate del Corricolo di Alessandro Dumas