ALESSANDRO PREZIOSI - Cosenza

   

Giovedi 6 Febbraio 2020 Ore 20.30
Teatro A.Rendano - Cosenza

 

ALESSANDRO PREZIOSI

in L'Odore assordante del bianco

 

SETTORE 1   € 29.50

SETTORE 2   € 29.50

SETTORE 3   € 25.50

SETTORE 4   € 21.50

SETTORE 5   € 16.00

SETTORE 6   € 11.00


 IN VENDITA DA LUNEDI' 4 NOVEMBRE - AL TERMINE DELLA CAMPAGNA ABBONAMENTI 

 

 
 

LO SPETTACOLO

È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di SaintPaul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che hadovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare …Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh inmanicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro incoproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo e per la regia di Alessandro Maggi, è unasorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatorecon il fiato sospeso dall’inizio alla fine.Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida,tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi conferoce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da StefanoMassini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoliopportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella societàcontemporanea.

NOTE DI REGIA

Sospensione, labilità, confine. Sono questi i luoghi, accidentati e mobili, suggeriti dallatraiettoria, indotti dallo scavo. Soggetti interni di difficile identificazione, collocati nelcomplesso meccanismo dell’organicità della mente umana. Offerti e denudati dallapuntuale dinamicità e dalla concretezza del testo, aprono strade a potenziali orizzonti diricerca. La scrittura di Massini, limpida, squisitamente intrinseca e tagliente, nella suagaloppante tensione narrativa, offre evidentemente la possibilità di questa indagine. Ilserrato e tuttavia andante dialogo tra Van Gogh - internato nel manicomio di Saint Paul deManson - e suo fratello Theo, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sullavicenda umana dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso.Lo spettacolo è aperto contrappunto all’incalzante partita dialogica. Sottinteso. Latente.Van Gogh, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebraleincarnata da Alessandro Preziosi, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nellastanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque,è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo disfuggire all’immutabilità del tempo, all’assenza di colore alla quale è costretto, aquell’irrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente, all’interno come all’esternodel granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione econsistenza della realtà.La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e ilsuo esatto opposto.In una spaccatura in cui domina la sola logica della sinestesia, nella quale ogni senso èplausibilmente contenitore di sensi altri, modulandone infinite variabili, Van Gogh èsignificante e significato di sé stesso. Lo scarto emotivo che subisce e da cui èirrimediabilmente dipendente, rappresenta causa ed effetto della sua stessa creazioneartistica, non più dissociata dalla singolarità della sua esistenza e lo obbliga a percorrereun sentiero isolato in cui il solo punto fermo resta la plausibilità di un’infinita serie diuniversi possibili nei quali ogni tangibilità può rappresentare il contrario di ciò che è.

Alessandro Maggi