DARIO DE LUCA - IL VANGELO SECONDO ANTONIO



 

Domenica 27 Gennaio 2019 ore 18,30

Lunedì 28 Gennaio 2019 ore 10,30 (Matinèe per le Scuole)

TEATRO A.RENDANO - COSENZA

 

DARIO DE LUCA

“Il Vangelo secondo Antonio”

 

 

 

Prezzi Intero

SETTORE 1   € 15,00

SETTORE 2   € 15,00

SETTORE 3   € 10,00

SETTORE 4   € 10,00

SETTORE 5   € 10,00

SETTORE 6   € 5,00

 

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Prezzi Ridotto per gli Abbonati 

Stagione Prosa 2018/2019

 

SETTORE 1   € 10,00

SETTORE 2   € 10,00

SETTORE 3   € 7,00

SETTORE 4   € 7,00

SETTORE 5   € 7,00

SETTORE 6   € 5,00 

 



SCENA VERTICALE

Il Vangelo secondo Antonio

scritto e diretto da Dario De Luca

con Matilde Piana, Dario De Luca, Davide Fasano

musiche originali Gianfranco De Franco

scena e disegno luci Dario De Luca

audio e luci Vincenzo Parisi

assistente alla messinscena Maria Irene Fulco

costumi e assistenza all’allestimento Rita Zangari

realizzazione scultura Cristo Sergio Gambino
organizzazione Settimio Pisano, Rosy Chiaravalle

 

si ringraziano

Prof.ssa Amalia Bruni, Direttore del Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme;

Michele Farina, autore del libro “Quando andiamo a casa?”, ed. Rizzoli;

Francesca Frangipane, autrice del libro “La vita dimenticata” ed. Rubettino;

Associazione per la Ricerca Neurogenetica di Lamezia Terme.

 

Premio per la migliore regia 

al Premio per il Teatro e la Drammaturgia Tragos – alla memoria di Ernesto Calindri XIII ed

 

Testo segnalato al Premio Fersen alla drammaturgia 2017 – XIII edizione

 

Don Antonio, un parroco di una piccola comunità, vicario generale del vescovo, si ammala di Alzheimer. Al suo fianco la sorella, devota perpetua dal carattere rude e un giovane e candido diacono. La malattia colpirà la mente brillante di questo sacerdote e nulla sarà più come prima: i congiunti si muoveranno a tentoni in un terreno per loro sconosciuto, con rabbia, insofferenza e shock. Don Antonio, entrato nella nebbia, inizierà a perdere tutti i riferimenti della sua vita ma allaccerà un rapporto nuovo e singolare con Cristo che porterà avanti anche quando, alla fine, si sarà dimenticato della malattia stessa.

Dimenticare di dimenticarsi può essere comunque un punto di arrivo, un ultimo approdo verso la propria interiorità. Perché il racconto della malattia, condito dell’involontaria comicità che si porta dietro, è anche il pretesto per riflettere sulla fede e sul senso religioso che ognuno di noi, volente o nolente, ha dentro di se.

In Italia il tabù della demenza è ancora un macigno, un qualcosa che si nasconde dietro giri di parole. A più di 100 anni dalla scoperta del morbo si fa fatica ad abituarsi all’idea che tanto non c’è cura, che tanto non ci sono vere e proprie terapie. In Italia i malati sono più di un milione. A tutti loro e alle loro famiglie questo spettacolo è dedicato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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