MASSIMO RANIERI



 

Giovedi 11 Aprile 2019 Ore 20.30 
Teatro A.Rendano - Cosenza

 

MASSIMO RANIERI

in IL GABBIANO

 di Anton Cechov

 


 

SETTORE 1   € 29,50

SETTORE 2   € 29,50

SETTORE 3   € 25,50

SETTORE 4   € 21,50

SETTORE 5   € 16,00

SETTORE 6   € 11,00



MASSIMO RANIERI

in

IL GABBIANO

di Anton Čechov

adattamento e regia di

GIANCARLO SEPE

Un affascinante incontro fra due protagonisti assoluti del teatro italiano, Massimo

Ranieri e Giancarlo Sepe, che per la prima volta insieme metteranno in scena uno dei

testi teatrali tra i più noti e rappresentati di sempre: “Il Gabbiano “ di Anton Čechov.

Una grande produzione, un allestimento imponente, 11 attori di ottimo livello recitativo,

in un nuovo e rivoluzionario adattamento di Giancarlo Sepe. La storia di Treplev,

scrittore incompreso, del suo amore per Nina, il suo rapporto di odio/amore con la madre

Irina, un’anziana e famosa attrice, e poi tutti gli altri splendidi personaggi con le loro

intense storie scritte magistralmente dal giovane Čechov, rivivranno in questo originale

spettacolo. Una pietra miliare del Teatro mondiale in un’inedita grande edizione!

Note del regista

Alla prima uscita de IL GABBIANO l’insuccesso fu pieno. L’autore già reduce da un

altro tonfo alla prima di IVANOV (che si tramutò in un successo in un’altra città), era

incredulo, stentava a capire cosa fosse successo. La sua precoce affermazione con i suoi

racconti (amati da Tolstoj) pubblicati in riviste letterarie e no gli aveva alienato le

simpatie della critica che lo tacciava di arroganza e iattanza: Anton faceva una vita

ritirata, non frequentava i salotti e faceva il medico, aiutando la povera gente. Amava

più di ogni altra cosa la sua solitudine, arrivò a dire: vorrei incontrare una donna nella

mia vita, bella come la luna, e come la luna che si affacci di tanto in tanto, anzi sarebbe

meglio che vivesse in un’altra città. Cechov voleva capire il perché dell’insuccesso de IL

GABBIANO e chiama l’unica persona affidabile, un critico musicale di origine francese

che non aveva di che essere geloso e rivendicativo, un uomo dalla cultura imperante

nella Russia del secolo, la cultura francese, un uomo che conosceva l’eterna armonia dei

sentimenti, anche di quelli apparentemente contrastanti, Marcel, questo il suo nome,

legge davanti a Cechov il suo testo e alla fine si sprigiona in un’esegesi, un’analisi

spregiudicata del testo e la messinscena parte come una emanazione spontanea dalle sue

parole che diventano battute del testo e frasi di canzoni meravigliose di cui lui solo ne

possiede il segreto interpretativo. Musica e Cechov un connubio che sa di favola e di

miracolo, la commedia arriva a toccare il suo cuore come quando l’aveva scritta.

Giancarlo Sepe

 

 

 

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