FESTIVART MERIDIANOSUD UNICAL 17/18

PROGRAMMA 2017 / 2018

 

 

Mercoledi 18 ottobre ’17 ore 20.30 (anteprima)

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS 

IL CASO DELLA FAMIGLIA COLEMAN

 (La omisión de la familia Coleman)

scritto e diretto da Claudio Tolcachir

con Cristina Maresca (Abuela), Miriam Odorico (Memé), Inda Lavalle (Verónica), 

Fernando Sala (Marito), Tamara Kiper (Gabi), Diego Faturos (Damián), 

Gonzalo Ruiz (Hernán), Jorge Castaño (Médico)

aiuto regia Macarena Trigo - disegno e luci Ricardo Sica

Produzione TEATROTIMBRe4 // Maxime Seugé y Jonathan Zak

in lingua originale con sopratitoli in italiano

* esclusiva regionale 


 

 Giovedi 23 novembre ’17 ore 20.30

 Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“QUEL GRAN PEZZO DI DESDEMONA”

di e regia Luciano Saltarelli

 

con Rebecca Furfaro, Giovanna Giuliani, Luca Sangiovanni, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano

 

scene e costumi Lino Fiorito
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini

assistente alla regia Giovanni Merano
direzione tecnica Lello Becchimanzi

 

produzione Napoli Teatro Festival Italia, Teatri Uniti, Casa del Contemporaneo 

in collaborazione con l’Università della Calabria

 

Autore, attore e regista tra i più interessanti del panorama italiano, Luciano Saltarelli dirige in un'originale commedia alcuni dei più brillanti talenti della scena contemporanea. Quel gran pezzo della Desdemona nasce dalla bizzarra contaminazione della trama tragica, articolata e ineluttabile dell'Otello di Shakespeare con il registro della commedia sexy, tanto frequentata dal cinema italiano degli anni '70. Il risultato è una pièce scanzonata e surreale, che ci trascinerà in un mondo popolato da maschere gaudenti, superficiali e sessuomani che agiscono sullo sfondo della Milano degli anni '70. Nella cornice storica e sociale di una città infiammata da lotte di classe e atti terroristici, dove la nebbia si confonde col fumo d'un ordigno esploso, città brulicante di esistenze brillanti o cupe, in corsa frenetica con la vita che accoglie con generosità fiumi di meridionali in cerca di fortuna, agiscono i nostri protagonisti, Desdemona e Moro. Lei è l'avvenente ed emancipata figlia di Brambilla, il proprietario della fabbrica di manichini dove lavora lui, un valentissimo operaio emigrato dal profondo sud, che ha perso la voce per salvare la fabbrica da un incendio. Attorno ai due amanti, si muovono una serie di personaggi ai limiti del surreale – Jago, l'infido collega di Moro; Emilia, la lugubre moglie di Jago; Cassiolo, lo sciocco operaio di infimo ordine nonché pedina essenziale nelle mani di Jago – insieme ad altre presenze inquietanti, apparizioni improvvise, incursioni impensate che alimentano la messa in scena di un incidente espressivo dai risvolti stranianti, di un sogno, di una visione, di un delirio personale scaturito dal capolavoro shakespeariano.

 

* esclusiva regionale

 

Mercoledi 29 novembre ’17 ore 20.30

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“ENRICO IV”

di  Luigi Pirandello

regia CARLO CECCHI

 

con

CARLO CECCHI
ANGELICA IPPOLITO
GIGIO MORRA
ROBERTO TRIFIRÒ

e con  Federico Brugnone, Davide Giordano, Dario Iubatti, Matteo Lai, Chiara Mancuso, Remo Stella

scene  Sergio Tramonti

costumi  Nanà Cecchi

luci  Camilla Piccioni

assistente alla regia  Dario Iubatti

assistente scenografa  Sandra Viktoria Muller

adattamento e regia  Carlo Cecchi

produzione  MARCHE TEATRO

 

Le maschere, la follia e il teatro nel teatro. Carlo Cecchi è Enrico IV di Luigi Pirandello, uno studio sul significato della pazzia e sul rapporto, complesso e inestricabile, tra personaggio e uomo, finzione e verità.Non a caso, infatti, Pirandello non svela mai il vero nome del personaggio di Enrico IV, che finisce vittima dell’impossibilità di adeguarsi a una realtà che non gli si confà più, stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno.

Trama

Carlo Cecchi con Enrico IV torna a Luigi Pirandello dopo i memorabili allestimenti di L’Uomo, la bestia e la virtù e Sei personaggi in cerca d’autore. Il primo portato in scena nel 1976 con innumerevoli riprese fino al 1991, quando ne ha anche curato un’edizione televisiva, il secondo, segnato da un grande successo, con quattro stagioni di tournée (dal 2001 al 2005) e numerosi premi vinti.

La critica, nell’applaudire il protagonista, sia come regista che come interprete nei due allestimenti, ha sottolineato la modernità, la freschezza, l’ironia, l’essenzialità, che sono caratteristiche fondamentali di Cecchi, e che contribuiscono a rendere gli spettacoli acuti e sorprendentemente ironici, di folgorante semplicità.

Enrico IV è una pietra miliare del teatro pirandelliano e della sua intera poetica, dato che porta in scena i grandi temi della maschera, dell’umorismo, dell’identità e del rapporto tra forma e vita, sullo sfondo della contraddittorietà tragicomica della nostra esistenza. Il testo narra la vicenda di un uomo che da circa vent’anni veste i panni dell’imperatore Enrico IV – prima per vera pazzia, poi per abile inganno per simulare una nuova vita, e infine per drammatica costrizione e diventa così l’emblema del legame pirandelliano tra maschera e realtà.

Un nobile, infatti, aveva preso parte a una mascherata in costume nella quale impersonava Enrico IV; alla messa in scena prendevano parte anche Matilde, donna di cui era innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarcionò Enrico IV, il quale nella caduta battè la testa e si convinse di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. Dopo dodici anni, però, Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per sottrargli Matilde…

Note di regia

“Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve”.

 

* esclusiva regionale 


 

 Mercoledi 13 - Giovedi 14 - Venerdi 15 dicembre 2017 ore 20.30

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

compagnia LIBERO TEATRO

COMMEDIA ALL'ITALIANA

Scritto e diretto da Max Mazzotta

 

con

Antonella Carchidi, Matteo Lombardo, Paolo Mauro, Alma Pisciotta, Francesco Rizzo, Max Mazzotta

Direzione tecnica / Video - Gennaro Dolce - Audio - Matteo Mancini - Luci - Iris Balzano - Costumi – Rita Zangari - Assistente testo e regia – Ilaria Nocito - Organizzazione – Iris Balzano - Foto/Backstage – Antonella Carchidi

 

SINOSSI

La commedia è divisa in tre atti e ci troviamo in un teatro di posa negli studi cinematografici di un'ipotetica Cinecittà. Qui il cast di attori e tecnici pronti per le riprese di un film che vuole sublimare e reinterpretare la “Commedia all'italiana”, con la speranza di ridare lustro ad un genere, ora in declino, ma che fu d'esempio per tutto il cinema internazionale. Il compito di ridare sorriso al mondo della celluloide nostrana è affidato al regista sperimentale Tommy Mix, un artista a tuttotondo ben considerato negli ambienti che contano. Il suo unico difetto è nel carattere a volte troppo schietto e poco incline al compromesso.

NOTE

«Chi ha sognato almeno una volta nella vita, non smette più; anche quando il sogno pare sepolto nel fango, basta un niente per farlo riemergere».

Il desiderio più grande, e forse anche il più latente, dell'impavido regista Tommy Mix è quello di riportare in auge la commedia così detta all'italiana, quella di Monicelli, De Sica, Totò, Fellini, una comicità intrisa di amarezza e di estrema povertà, un ossimoro lunatico che conduce il pubblico fino alle stelle, per poi farlo sprofondare nei più oscuri bassifondi del pensiero.

La messa in scena regala un doppio strato di eventi: quelli legati alla troupe e quelli legati al film. Questi si mischiano grazie al rapido trasformismo degli attori e dei cambi di scena. «Il cinema», come il teatro, «è una questione di tempi»: i giorni di riprese, i ciak che diventano sempre meno, tempi di preparazione del set, tempi di esposizione.

Tommy si espone, si piega, si inchina, presta il fianco agli invidiosi, alle malelingue e alla sua stessa ambizione, senza preoccuparsi delle conseguenze, come Don Chisciotte è disposto a tutto pur di finire il film, anche a mentire e fare il doppio gioco. Un personaggio apparentemente privo di sentimenti e di umanità, che costringe gli attori e la troupe ad estenuanti giornate di riprese, ma che in verità racchiude dentro di sé i sentimenti più alti che un artista deve aspirare a possedere: l'amore per il proprio mestiere, per le emozioni semplici ma profondamente vere che può suscitare il cinema e la consapevolezza che, anche nella più totale mancanza di mezzi, ciò che conta è che l'opera d'arte si compia e che il pubblico sia contento.

Commedia all'italiana, grazie alla sua bidimensionalità, si concede inevitabilmente una doppia riflessione: da una parte la commedia teatrale che s'avvale di una struttura drammaturgica tipica delle commedie classiche e dall'altra la commedia cinematografica che, inevitabilmente, usa il linguaggio tecnico del cinema per raccontare la nascita di un genere che ormai non esiste più. I due mondi sono intersecati l'uno dentro l'altro, come fossero due spirali che girano in sensi opposti; prima lentamente, poi, rovinosamente, i personaggi del film così come quelli teatrali, si fondono in un rapido sprofondare verso l'annichilimento. Tommy Mix è un perdente, come d'altra parte lo sono tutti i personaggi della commedia all'italiana; incapace di gestire il fuoco della sua arte che, inesorabilmente, gli brucerà l'anima e la ragione:

«(...) Quando mai la gloria, il successo, la buona riuscita hanno fatto ridere? Si ride perché questi personaggi hanno goffi slanci verso un riscatto che non arriverà mai. Questa è l'essenza della commedia così detta "all'italiana". (...)

Il nostro compito è questo: far riemergere i sogni che ristagnano sommersi! Tanto, e bisogna farsene una ragione, che sia per gioie o patimenti, è come quando hai sete bevi o quando hai sonno dormi, costi quel che costi, si va avanti! Motore ... Partito ... e ... Azione!»

                                                    Max

 


 

 Giovedi 18 gennaio ‘18 ore 20.30

 Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

FRANCO BRANCIAROLI 
è
“MEDEA” 
di Euripide traduzione Umberto Albini
regia di Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo
scene Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte
Costumi di Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca
luci di Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni
con 

Antonio Zanoletti, Alfonso Veneroso, Tommaso Cardarelli, Livio Remuzzi, Elena Polic Greco, Elisabetta Scarano, Serena Mattace Raso, Arianna di Stefano, Francesca Maria, Odette Piscitelli e Alessandra Salamida, Raffaele Bisegna e Matteo Bisegna

produzione CTB Centro Teatrale Bresciano - Teatro de Gli Incamminati - Piccolo Teatro di Milano Teatro d'Europa

Franco Branciaroli è di nuovo protagonista della storica edizione di “MEDEA” diretta da Luca Ronconi nel 1996, riallestita da Daniele Salvo.

 

Un doveroso omaggio al grande Maestro scomparso nel 2015 da uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sognoPrometeo incatenatoLolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento.
E lo spettacolo, che vide Branciaroli nei panni femminili di Medea, è una pietra miliare della storia del teatro nazionale. Infatti, se le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio come il prototipo dell'eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l'amore per i propri figli, e le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, in realtà Medea è il prototipo della minaccia impersonata da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà.“Medea – leggiamo nelle note di regia di Ronconi – è una 'minaccia', che incombe imminente anche sul pubblico”. Per questo suo essere una creatura misteriosa e mostruosa può anche essere interpretata da un uomo. La sua non è una tragedia della femminilità, ma della diversità. “Io non interpreto una donna, sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: 'Medea dallo sguardo di toro', come viene definita all'inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro.
Che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone”.

Franco Branciaroli

* esclusiva regionale 


 

 Mercoledi 24 e Giovedi 25 gennaio ‘18 ore 20.30

 

“MAL’ESSERE”
dall’Amleto di William Shakespeare

ideazione, drammaturgia e regia DAVIDE IODICE

riscrittura in napoletano di Gianni ‘O Yank De Lisa (Fuossera), Pasquale Sir Fernandez (Fuossera), Alessandro Joel Caricchia, Paolo Sha One Romano, Ciro Op Rot Perrotta, Damiano Capatosta Rossi

con 

Salvatore Caruso, Luigi Credendino, Veronica D’Elia, Angela Garofalo, Francesco Damiano Laezza, Marco Palumbo, Antonio Spiezia

e con i rapper attori: Gianni ‘O Yank De Lisa, Vincenzo Oyoshe Musto, Paolo Sha One Romano, Damiano Capatosta Rossi, Peppe Oh Sica

spazio scenico, maschere, pupazzi :Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
disegno luci Angelo Grieco, Davide Iodice
musiche composte ed eseguite dal vivo da Massimo Gargiulo

aiuto regia Michele Vitolini
produzione Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale

 

Amleto, la tragedia shakespeariana forse più conosciuta e citata, è tra le opere più frequentemente rappresentate, ed è considerata un banco di prova cruciale nella carriera di un attore. “Covo da anni il sogno di un Amleto – dichiara Davide Iodice – studiato più volte, più volte apparso come fantasma, ricacciato sempre per pudore e per paura, nell’attesa di una giusta distanza dalle grandi lezioni dei padri, appunto; perché Amleto è l’emblema stesso del fare teatro ed è questione di maturità. Ritrovo questa necessità ora, come ritrovo la necessità di dire tra tante, una parola mia su Napoli. In questo tempo di “paranze d’‘e criature” e di criature morti ammazzati, di padri che mandano – ancora –  i figli alla strage, nell’Elsinore dove vivo, tra Forcella e Sanità, qui mi riappare l’ombra di Amleto, qui sento che non è tanto questione di essere o non essere ma di mal’essere, nel senso doppio della nostra lingua che dice insieme di persona cattiva ma anche di un profondo scoramento, esistenziale: essere o non essere il male, piuttosto. Nessuno più e meglio dei numerosissimi rappers dei nostri territori sa esprimere, a parer mio, questo malessere oggi”.

 

 * esclusiva regionale


 

Martedi 30 e Mercoledi 31 gennaio ’18 ore 20.30

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“SCANNASURICE”

di Enzo Moscato  

regia CARLO CERCIELLO 

 

con

IMMA VILLA 

 

scena Roberto Crea  

suono Hubert Westkemper 

musiche originali Paolo Coletta 

costumi Daniela Ciancio  

disegno luci Cesare Accetta 

aiuto regia Aniello Mallardo

produzione Elledieffe, Teatro Elicantropo / Anonima Romanzi, Napoli

 

Scritto da Enzo Moscato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è un testo che porta in sé il segno evidente di quel sommovimento tellurico che spinge verso l’effetto disgregante piuttosto che quello rigeneratore di energie. È una sorta di discesa agli “inferi” di un personaggio dall’identità androgina, nell’ipogeo napoletano dove abita, all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità, in compagnia dei topi – metafora dei napoletani stessi – e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella ‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente. Il personaggio fa la vita, “batte”, è originariamente un “femminiello” dei Quartieri Spagnoli, ma i femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso. Sarà cieca Cassandra, angelo scacciato dal Paradiso, sarà maga, sarà icona grottesca e disperata, ma sempre poetica.

Ÿ

ELLEDIEFFE, TEATRO ELICANTROPO / ANONIMA ROMANZI, NAPOLI

 

* esclusiva regionale 


  

Giovedi 8 e Venerdi 9 febbraio ‘18 ore 20.30

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ”
di Eduardo De Filippo

regia MARIO MARTONE

con

Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Daniela Ioia, Viviana Cangiano,  Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice

con la partecipazione di Massimiliano Gallo 

scene Carmine Guarino
costumi Giovanna Napolitano
luci Cesare Accetta
musiche originali Ralph P
regista collaboratore Giuseppe Miale Di Mauro
assistente scenografo  Mauro Rea

Produzione Elledieffe / NEST - Napoli Est Teatro / Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale

 

"La responsabilità sociale è aprire strade alternative, ma quali strade, poi, percorrere, ci dice Eduardo, è questione di responsabilità individuale. "
Mario Martone

 

Il Sindaco del Rione Sanità secondo Mario Martone, il suo primo Eduardo scomposto e ricomposto per essere riportato alla sua potente carica di attualità. Il capolavoro eduardiano è traslato ai giorni nostri perché, come spiega il regista, «Il teatro è vivo quando s’interroga sulla realtà, se parla al proprio pubblico non solo osando sul piano formale ma anche agendo in una dimensione politica». E infatti, fonte di ispirazione è la realtà di San Giovanni a Teduccio, del NEST e dei suoi giovani attori, molti dei quali vivono nel quotidiano una vera guerra di camorra che insanguina da anni questa periferia napoletana e dove la criminalità è retta da giovani boss neanche trentenni. È questo un allestimento che associa realtà produttive diverse nella realizzazione di un progetto culturale dal forte senso civile. Dunque, la prima regia di Martone dal teatro di Eduardo nasce innanzitutto come gesto politico. Commedia in tre atti, appartenente alla raccolta Cantata dei giorni dispari, l’opera ha per protagonista “il sindaco” della Sanità, Antonio Barracano, un “uomo d’onore” che distingue tra “gente per bene e gente carogna”. L’idea di affidare questo ruolo a un uomo giovane e deciso, nel fisico e nel gesto, pone nei fatti la figura del protagonista ancora al centro del sistema criminale che rappresenta, laddove la scrittura eduardiana ne faceva il simbolo di un sistema di valori e disvalori al tramonto, ed allo stesso tempo favorisce il tentativo di sottrarre il testo al rischio della semplice rappresentazione naturalistica incarnandolo in un mondo reale drammaticamente vivo.

* esclusiva regionale 


 

Martedi 20 e Mercoledi 21 febbraio ‘18 ore 20.30

 Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“M A C B E T T U”

di Alessandro Serra

tratto dal Macbeth di William Shakespeare

con 

Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.

traduzione in sardo e consulenza linguistica Giovanni Carroni

collaborazione ai movimenti di scena  Chiara Michelini

musiche: pietre sonore Pinuccio Sciola
composizioni pietre sonore: Marcellino Garau     
regia, scene, luci, costumi Alessandro Serra

produzione | Sardegna Teatro e compagnia Teatropersona


con il sostegno di Fondazione Pinuccio Sciola | Cedac Circuito Regionale Sardegna 

             

Profonda saggezza racchiusa nelle fiabe sui desideri. Il pescatore che vuol essere signore, poi re, imperatore, poi papa, poi Dio… e si ritrova pescatore. Il sublime di questa fiaba è che è sua moglie a spingerlo. 

La lezione è questa: l’ambizione è illimitata, mentre le possibilità reali non lo sono mai; nell’oltrepassarle si cade. Simone W

 Il Macbeth di Shakespeare recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini. L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno. Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna. La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve. Alessandro Serra

* esclusiva regionale 


 

 Mercoledi 7 e Giovedi 8 marzo ‘18 ore 20.30

Teatro Auditorium Unical - Arcavacata di Rende CS

“QUESTI FANTASMI!”

di  Eduardo De Filippo

con (in ordine di apparizione) 

GIANFELICE IMPARATO, CAROLINA ROSI, MASSIMO DE MATTEO, PAOLA FULCINITI, FEDERICA ALTAMURA, ANDREA CIOFFI, NICOLA DI PINTO VIOLA FORESTIERO, GIOVANNI ALLOCCA, GIANNI CANNAVACCIUOLO, CARMEN ANNIBALE 

regia  MARCO TULLIO GIORDANA

scene e luci  Gianni Carluccio

costumi  Francesca Livia Sartori

produzione  La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

 

Una grande eredità teatrale intatta nel tempo: dopo l’applaudito Non ti pago, Gianfelice Imparato, insieme a Carolina Rosi e alla Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, affronta uno dei testi cardine di Eduardo, Questi fantasmi!

Marco Tullio Giordana firma la regia di una storia a tratti farsesca, che racconta la necessità di essere ciechi, di credere senza riserve a una realtà inverosimile, per tutelare se stessi e un ideale di famiglia minato al suo interno.

Una produzione Compagnia di Teatro di Luca De Filippo.

Trama

Pasquale Lojacono si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco (in via Tribunali 176). Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa. Il portiere Raffaele spiega al nuovo inquilino cosa dovrà fare per ottemperare al suo impegno contrattuale: per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria. A tal scopo dovrà anche cantare ad alta voce (inizierà con Lucean le stelle, continuerà con Ah l’ammorre che fa fa)! Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti; pertanto, quando s’imbatte in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma. La storia di Questi fantasmi!prosegue con Alfredo che fa pervenire sostanziosi aiuti economici alla famiglia Lojacono, aiuti che vengono interpretati da Pasquale come regali degli spiriti che l’avrebbero preso a ben volere! L’equivoco prosegue e il nostro protagonista è l’unico a non avvedersi di quello che sta realmente accadendo; dopo un’esilarante scena nella quale, per Pasquale, si consuma un litigio tra spiriti (in effetti i litiganti sono Alfredo, sua moglie, i suoi bambini e altri parenti), l’amante di Maria decide, apparentemente, di tornare in famiglia privando dei suoi regali il povero Pasquale. La storia di si avvia alla conclusione: con un marchingegno Pasquale riesce a reincontrare Alfredo, chiedendogli un ulteriore e sostanzioso aiuto economico, spiegando allo “spirito” che i soldi gli servono per riconquistare la moglie di cui è perdutamente innamorato. Alfredo, commosso per la triste confessione, gli lascia un pacco di banconote e scompare dalla loro vita.

* esclusiva regionale 


 

DATE DA DEFINIRE

 

VANGELO DI E CON PIPPO DELBONO, MUSICHE DI ENZO AVITABILE  

 

TOTÒ CHE TRAGEDIA! SPETTACOLO DI TEATRO MUSICALE

I VIRTUOSI DI SAN MARTINO/TEATRI UNITI

 

SOLDI E CHIODIlettura drammatizzata

di Peppino Mazzotta

con Marco Di Prima, Salvatore D’Onofrio, Peppino Mazzotta, Giulia Pica

regia Peppino Mazzotta

Zangara. Zangara Peppe, che sta per Giuseppe a gergo nostro. Così mi chiamo. Zangara Giuseppe fu Salvatore.

A Ferruzzano sono nato. Provincia di Reggio. Reggio Calabria. Sono nato per modo di dire. Io di quando sono nato niente mi ricordo. Ma so per certo che è successo il 7 di settembre del 1900. Carta canta. E quando qualcuno mi domanda di che classe sei? Io rispondo 1900.

 

PROVE E ALLESTIMENTO “SEI PERSONAGGI” COMPAGNIA SCIMONE E SFRAMELI

 

ATTIVITA’ CONCERTISTICA CONSERVATORIO DI COSENZA

 

CONCERTO- MUSICAL BE ALTERNATIVE – SPLIN ORCHESTRA “TIM BURTON”

 

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